Vai direttamente ai contenuti della pagina

Dalmazzo - Il SantoIl Culto

Il Culto di San Dalmazzo

Il culto di un Santo ha origine, normalmente, attorno al luogo della sua sepoltura. Così la devozione per San Dalmazzo ebbe particolare sviluppo a Pedona, l’odierna Borgo San Dalmazzo, dove, sulla sua tomba, erano stati eretti dapprima un sacello e poi una basilica e un monastero benedettini. Fondata nell’ VIII secolo per volere del re Longobardo Ariperto II, l’abbazia patì gravi distruzioni a seguito delle orde saracene che si abbatterono sul Piemonte all’inizio del X secolo. Ricostruita, tornò all’antico splendore acquistando nuova autorevolezza. La sua soppressione e annessione alla nuova mensa vescovile di Mondovì risalgono agli anni 1438 e 1440.


Le più antiche fonti agiografiche narrano della predicazione di S. Dalmazzo in Pedona, Alba, Pavia e Milano. Le varie chiese intitolate a San Dalmazzo si distribuiscono su un territorio molto ampio che comprende cinque regioni italiane e una francese: Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, Toscana e Provenza. Alcune chiese risultano distrutte da tempo e solo nei casi più fortunati resta, a ricordo del loro sito, un toponimo che porta il nome del Santo. 


Il culto del Santo Pedonense ha conosciuto la maggior diffusione e goduto della più fervente devozione nei secoli XIII e XIV, dopodichè più nessun edificio sacro venne eretto in suo onore. Nella Bolla pontificia del 1246 di Papa Innocenzo IV vengono elencate le dipendenze, 45 centri, dandone per ognuno di essi una breve sintesi di vicende storiche, una sommaria descrizione ed una bibliografia provvisoria. Oltre alle località indicate dalla Bolla pontificia ci si è trovati di fronte a una serie di chiese o dipendenze attribuite da altre fonti o tradizioni locali come appartenenti all’abbazia pedonense.


La venerazione nei confronti di San Dalmazzo raggiunge l’apice proprio quando gli Abati del Borgo godono di maggior prestigio, mentre viene meno di pari passo col loro tramonto. Di conseguenza il controllo e l’influenza che questi monaci avevano saputo esercitare, garantendo la corretta interpretazione del Santo quale evangelizzatore e Martire, si allentò notevolmente dando adito alla tradizione pavese di incementarsi in quelle aree più lontane da Pedona, come le Regioni Lombardia, Emilia e Toscana, per diffondersi ben presto anche in Liguria e in qualche località del Piemonte.


Feste anniversarie del Santo, che a poco a poco andavano attirando masse di fedeli, ormai distolti da altri luoghi di convegni e feste idolatriche. Ma anche tradizioni profane confermano l’antico sviluppo di questo centro in cui convenivano genti anche di paesi lontani, con giornate o settimane di cammino; e la Fiera Fredda si collega direttamente a questa tradizione. A servizio di questi pellegrini, in loco, presso la tomba del santo, dovettero sorgere fin dall’antichità delle strutture pur minime: la chiesa, degli spazi per la festa sacra e profana, dei ripari pur rudimentali per i momenti di cattivo tempo. E poi con l’abbazia si sviluppa un’accoglienza ancora più organizzata. E non solo a Pedona: i monaci con la loro laboriosità svilupparono una rete di priorati e dipendenze che, sostituendo talvolta stazioni romane o ponendosi a custodia di colli e guadi seguiti dalle ondate di transumanza alpina, rendevano più facile e sicuro il cammino dei pellegrini.